Acustica degli open space e uffici
Nell'open space a distrarre non è il rumore di fondo, ma la voce comprensibile dei colleghi. Vediamo la distanza di distrazione, la UNI 11532-3 e come si interviene davvero.
Il problema dell’open space non è il rumore: è la voce
Negli open space si tende a pensare che il disturbo sia il “rumore di fondo”. In realtà la cosa che distrae di più è la voce comprensibile di un collega: il cervello non riesce a ignorare un discorso di cui capisce le parole. Per questo due uffici con lo stesso livello di rumore possono essere uno vivibile e l’altro insopportabile — dipende da quanto lontano le parole restano intelligibili.
Distanza di distrazione e speech privacy
I tecnici la misurano come distanza di distrazione: la distanza oltre la quale la voce di un collega diventa abbastanza confusa da non disturbare più. Più è corta, meglio è. L’obiettivo non è il silenzio assoluto — irrealistico e persino sgradevole — ma un ambiente in cui le voci lontane sfumano in un brusio neutro. È il concetto di speech privacy: poter parlare senza essere seguiti da tutto l’ufficio.
La norma: UNI 11532-3
La UNI 11532-3 si occupa specificamente degli ambienti di lavoro open space e fornisce i criteri e i descrittori per valutarli (tra cui la distanza di distrazione). Una misura in opera dice dove si trova il tuo ufficio rispetto a questi riferimenti e quali leve conviene usare.
Come si interviene
Si lavora su tre fronti insieme: assorbire (controsoffitti e pareti fonoassorbenti che riducono la coda sonora), schermare (divisori e schermi tra le postazioni che bloccano la voce diretta) e, dove serve, mascherare (un rumore di fondo neutro e controllato che copre le voci lontane). La combinazione si decide dalla misura. È parte del progetto dello spazio dell’ufficio — vedi anche il quadro generale dell’acustica degli uffici.
Domande frequenti
Perché in open space non riesco a concentrarmi?
Perché a distrarre è soprattutto la voce comprensibile dei colleghi: il cervello non riesce a ignorare un discorso di cui capisce le parole.
Serve il silenzio totale?
No, e sarebbe persino controproducente: l’obiettivo è che le voci lontane sfumino in un brusio neutro, non azzerare ogni suono.
Cos’è la distanza di distrazione?
È la distanza oltre la quale la voce di un collega diventa abbastanza confusa da non disturbare più. Più è corta, migliore è l’acustica dell’open space.
Cosa si può fare senza rifare l’ufficio?
Molto: controsoffitti e pannelli fonoassorbenti, schermi tra le postazioni e, dove serve, un mascheramento sonoro. Si parte da una misura.